Capitolo 4
L’areoplano che trasporta Bartoli, il suo uomo, e l’inconscia Lara, vola verso un’incospicua piattaforma off shore.

Girandoci intorno, l’aereo atterra nelle calme acque, mentre un’enorme porta hangar si apre su un lato della piattaforma. Entra molto lentamente al suo interno.

Quando Lara riprende conoscenza, si ritrova disarmata e rinchiusa in una cella. La prima cosa da fare è riuscire ad uscire. La seconda? Ritrovare le sue armi e fare un po di giustizia.




Fortunatamente però riesce a fuggire, usando l’ingegno! Allora non è solo tutto muscoli!
Riesce addirittura a fregare un’intera banda di Bartoli senza nessun’arma! Grandiosa! Poi, una volta recuperate le sue pistole e qualche medicina dai corpi delle vitime, Lara si dirige verso un’altra stanza, nella quale appena entra, sente una voce familiare...
“Rispondi o muori, non ho preferenze. Lui potrebbe fare un po di tutte e due!” esclama Marco impaziente.
Uno degli uomini di Bartoli dice in modo rapido e confuso “Ok, Marco!” poi ritorna sul prigioniero dicendo “Piacere di averti fra di noi...”
C’è il suono di un pugno e alcuni lamenti successivi causati dal dolore. Sembra quasi che più che dargli delle risposte, preferisca morire.
L’uomo continua a tartassare il prigioniero, “Cosa vuoi? Forza...una bastonata sullo stomaco? Dicci, dove dobbiamo cercare nel Monastero? Eh, fratello Chan?” L’uomo di Marco è interrotto dall’arrivo di Lara. Dopo essersi presa cura degli interrogatori del monaco, Lara si dirige verso di lui che gradatamente fa per alsarsi.,


“Ah non sei una di loro!” esclama lui.



“Ma tu sei un monaco?” gli chiede Lara.


“Fratello Chan Barkhang!” si presenta il onaco “Sei venuta per me! Ho visto una luce accecarmi!”

Lara si inginocchia vicino a lui per controllargli le ferite “Erano i proiettili e credo che a loro abbiano fatto un’effetto ben peggiore!” esclama Lara pesantemente.


“Ma tu sei la mia guida” insiste il monaco convinto che Lara fosse qualche Dea “la mia chiave verso la prossima incarnazione! Io ho fatto il mio tempo!”

“Cosa facevi qui… con quel Marco Bartoli?” chiede Lara notando delle mute appese al muro e trovandone una della sua misura.

“Niente!” replica il monaco, un po offeso di essere stato associato a Bartoli “Io conduco una vita rigorosa per ragioni che risalgono alla stessa necessità del male! Come il mio povero padre quando affondò il battello di Gianni in queste stesse acque! Adesso sono qui ...ehm, ero quì a impedire a suo figlio di profanare il sigillo!” continua il monaco.

“Il sigillo?” chiede Lara, mentre si cambia d’abito.

“Tu non puoi sapere della mia missione, come forse non capivi nemmeno della loro!” esclama il monaco indicando il corpo nemico giacente li accanto.

“I loro giorni di gloria sono comunque finiti!” replica Lara mentre si cambia d’abito mettendosi la muta


Il fratello Chan continua “Vogliono il sigillo per svelare il tesoro maledetto custodito del nostro monastero in Tibet! Dopo essere stato trafugato da stolti vagabondi secoli fa siamo rimasti senza la chiave! Potendo contare sulla solo forza delle nostre preghiere per tenerlo nascosto!” Lara si toglie gli scarponi e li lancia, colpendo la testa del monaco. Lui continua indisturbato la sua spiegazione “Poi è venuto in possesso di un nostro mercante d’arte, Gianni Bartoli! Mise tutti in pericolo, dicendomi quella che era solo un’antica credenza, un pericolo che nessuno dovrebbe mai sottovalutare, e adesso c’è Marco con la sua stessa mente malvagia e i suoi deliri all’inutile ricerca di un potere che possa saziarli, e così avrei voluto recluderglieli!”
Come Chan finisce di parlare, Lara si tira su lo zip della muta.