Capitolo 3
Così Lara si dirige verso Venezia alla ricerca di Bartoli




Purtroppo di lui non c’è anima viva, al suo posto ci trova i suoi tirapiedi armati di fucili e chiavi inglesi...si ho detto bene: sono molto efficaci se si usano per colpire qualcuno.
La presenza del detonatore insospettì Lara che Bartoli doveva aver progettato recentemente di abbandonare il suo nascondiglio a Venezia. Non trovandolo nel suo nascondiglio a Venezia, Lara è più che contenta di fargli il favore e demolirgli il palazzo secondo il programma di lavoro. Cercando i detriti del palazzo demolito, Lara non trova indizi di dove potrebbe essere andato ad eccezione del curioso fatto che solo la facciata era stata rasa al suolo. Questo può solo significare che ci doveva essere un’altra struttura oltre a questo palazzo. Arriva la notte e Lara continua la sua ricerca...
Lara lo cerca pure nel Teatro dell’Opera ma di lui non c’e proprio traccia, fino a che non entra in un’aeroplano:
Lara si muove furtivamente a bordo dell’aeropleno e chiude lo sportelo dietro di lei. Si ritrova nella stiva che è quasi completamente vuota ad eccezione di alcune casse marchiate con un simbolo oramai a lei molto familiare.


Appena l’aereo accende i motori, Lara comincia a frugare nelle casse per controllarne il contenuto.


Riesce a sentire la conversazione nella cabina di pilotaggio, ma la loro voce ha un tono basso ed è camuffata in parte dal rumore del motore dell’aeroplano, quindi lei riesce a sentire solo alcune parole.
“Non è il lavoro che mi preoccupa...non lo so...” Lara intanto si muove silenziosamente verso la cabina di pilotaggio dalla quale provengono quei discorsi.


Poi si appende ad un gancio per bilanciarsi e riesce a sentire meglio la conversazione.


“... it's just his grave has surrendered nothing, like we say, 'substantial'.... E’ tutto molto interessante, oh si...molto interessante!” esclama nervosamente Fabio, il pilota “Credimi. Ma non è la stessa cosa ora!”

“Verrà il giorno in cui prenderai un biglietto di sola andata a causa la tua lingua, Fabio,” esclama Marco, l’altro uomo. Fabio, che stà osservando l’orizzonte per distogliere lo sguardo da Marco non può nemmeno immaginare che Marco si avvicina minaccioso a lui.

“Mah... sarà un’impressione, ma forse hai sbagliato a agire così!” dice Fabio. Marco gli tira un cazzotto nello stomaco per la sua insolenza. Fabio, nel ritorcersi dal dolore, perde momentaneamente il controllo della’aereoplano che subisce una perdita di quota.


Lara che in quel momento stava rovistando in altre casse, perde l’equilibrio e cade.


Marco rimane incurante della perdita di quota “Rilassati! Respira profondamente!

A volte la pelle può giocare brutti scherzi!” continua mentre Fabio riprende il controllo dell’aereo.
“Quando mio padre morì che ero solo un ragazzo, mi confidò di essere stato illuminato...richiamato da qualcosa di più grande dell’impulso. Mio padre possedeva il sigillo, ma era solo una pedina! E la sua morte apre la strada al suo vero prescelto, suo figlio!” dice Marco con grande magnificenza dando una patta sulla schiena di Fabio “Riesci a capire? Abbi fede! Lascia perdere la pelle, Fabio! Siamo sulla giusta strada!”


“Lo so! Ci credo, Marco!” risponde Fabio, con un comportamento direi paragonabile a quello di un burattino, un po sommessamente. La perversa mente di Marco e la sua malafede hanno vinto su Fabio.
Lara molto lentamente si avvicina alle scale che collegano la stiva con la cabina di pilotaggio e comincia a salirle.


Nello stesso tempo Marco si alza e apre la porta della cabina in cui si trova.


Lara si lascia cadere, estrae le pistole e le punta verso la cima della scaletta.


La voce di Marco intanto si avvicina “Eros? Hai fissato quella sbarra?”
Lara comincia a indietreggiare lentamente, ignara di chi possa avere alle spalle.


Improvvisamente il tale dietro di lei, la colpisce violentemente sulla testa con la chiave inglese che aveva e la fa cadere priva di sensi. “Si, è tutto a posto!” risponde Eros.
